lunedì 14 giugno 2021

L'etica delle offerte di lavoro

 Sono una praticante in uno studio legale. 
Ho un compagno, con cui vorrei andare a vivere, ma non lo posso fare, perché al momento sono pagata troppo poco. 
Allora vado: cerco un altro lavoro, da affiancare al primo. 

Sono brava con il computer, sono veloce a scrivere e non è un problema fare lavoro d'ufficio. 
Vago per tutte le piattaforme che trovo: Linkedin e simili sono il mio mare e io sono un viandante alla ricerca della barca giusta. 
Ma a fine giornata, con il sudore che cola sulla mia fronte, un gran nervoso e il portafoglio vuotissimo, arrivo alla terribile conclusione di non stare navigando in un mare pieno di pesci. 
Sono più piranha. 

Perché ormai non c'è più un'etica di niente. 

Tu sei giovane. Magari ti metti davanti al computer per un lavoretto e ti ritrovi a dover vendere porta a porta qualsiasi tipo di prodotto. Dai contratti energetici ai beveroni dietetici. 

E ci mettono la fantasia più sfrenata per evitare di farti capire che dovrai vendere per loro e che lo farai con uno stipendio ridicolo, mentre loro si godono i profitti del tuo sudore. 

Ti infarciscono la mente con paroloni come new business mode, ti promettono corsi di formazione che sarebbero costosissimi, ma loro te li danno gratis (e certo, come no!). 

Oggi sono persino arrivati a parlare di counselor olistico. Spiegatemi voi che cavolo è perché io ancora l'ho capito, ma sono arrivati a parlare di concezione esoterica durante la call. 

Ora. 

Parlo a voi, che offrite questi lavori. Capisco che vogliate a tutti i costi trovare qualcuno. Va bene. 

Ma cazzo, siate onesti. Perché poi c'è gente che magari sul lavoretto ci conta. 
C'è gente che, magari, ha bisogno e si ritrova a dover fare CALL CENTER, perché di questo si tratta, anche se cercava tutt'altro. 

Ho trovato addirittura offerte per copywriter che chiedevano ESPERIENZA COME VENDITORE. 

Ma dico... ma ci avete preso per scemi??
Siamo STUFI di questa disonestà. 

E' ora che questi schemi nascosti dietro paroloni inventati finiscano. 

Bisogna finirla. 

mercoledì 28 aprile 2021

Gli oscar e i capelli di Frances

 Premetto un paio di cose: il mio Olimpo delle attrici vede come trinità santa Meryl Streep, Kate Winslet e Frances McDormand. Le amo, sono tre attrici molto diverse tra di loro, ma incredibilmente piene di talento. 

Un'altra cosa che devo premettere è che, nonostante il mio ambito lavorativo sia un altro, la recitazione e il teatro sono state due mie grandi passioni. Sei anni di fatiche, di gioie e dolori, di emozioni intense che non si dimenticano. Le porti dentro. Quindi, di recitazione ne so un po'. 

Però.. non parleremo di recitazione oggi. 
Si perché se Frances è riuscita a vincere il terzo Oscar e raggiungere Meryl nell'olimpo delle attrici, quasi nessuno parla del suo talento recitativo. 
La gente parla solo dei suoi capelli. 

Ora. 

Gente.

Ma perché? 

Frances McDormand è un'attrice come poche. 
L'ha capito bene suo marito, il regista Joel Coen, che è rimasto folgorato da lei dopo solo un paio di chiacchiere al provino per Blood Simple. 
L'ha capito l'Academy, che le ha assegnato 3 oscar: uno per Fargo (se non l'avete visto, CORRETE), uno per Tre manifesti a Ebbing, Missouri e uno, l'ultimo, per Nomadland. 

Ma il suo talento non si ferma qui. Avete mai avuto occasione di vedere Almost Famous? Oppure Friends with money ( dove lei è straordinaria, ma tutto il cast è davvero meraviglioso, un film profondo e amaro)? Oppure Schegge di paura (Film davvero bello d'esordio di Edward Norton)? 

No, ne dubito. Non credo che l'abbiate fatto. Perché dopo aver letto certi commenti, sono sicura che chi scrive una cosa così: 

non ha mai neanche visto la locandina di un film con Frances McDormand. 
Oppure, una cosa del genere: 


(grammatica a parte, che va beh) non è mai andata oltre ai film di Vanzina. 

Ora. Questa era Frances McDormand agli oscar. 


Sciatta, non è la parola che userei. 
Indecente, non è la parola che userei. 
Io userei la parola geniale, preziosa, speciale, un faro di speranza per noi donne. 
Perché è ora di dire basta alla qualità della donna correlata sempre e solo con il trucco e con le scarpe.
Basta giudicare una donna sulla sola base del suo fisico, della sua apparenza. 
Abbiamo una testa, un cervello, una personalità. Abbiamo del talento, della forza d'animo, del coraggio.
Abbiamo gli occhi lucidi e sorridiamo al mondo, che nonostante tutto, ancora una volta, davanti a una donna forte, una donna piena di talento, si concentra sui suoi capelli. 
E la cosa peggiore è che sono, molto spesso, le altre donne che giudicano. 
I commenti che ho letto (davvero a centinaia, una cosa davvero scioccante) erano per la maggior parte di donne. 
Perché? 
Perché siamo proprio noi a distruggerci? Perché ancora ci sono donne che portano avanti lo stereotipo della donna perfetta, trucco e parrucco, chissene su cosa ha nella testa? 
Perché ancora nel 2021, la gente si dovrebbe concentrare sulla capigliatura di una donna che ha vinto tre oscar? Io non ho mai sentito dire a qualcuno, guardando una foto di Tim Burton "Oh dategli una spazzola!". 
Ma possibile che in questo paese il problema sia una donna che fa dei suoi capelli quello che vuole (giustamente) e non il fatto che ancora oggi ci siano questi pregiudizi? 

Frances è un tesoro. Un vero tesoro. E' un'attrice poliedrica, una donna intelligentissima, ha donato tanto in ogni suo film. E per molta gente, l'unica cosa che conta è stata la sua ricrescita.

Che tristezza. Sto bel paese è proprio scaduto. 



martedì 7 gennaio 2020

Triade di recensioni: Heavy Rain, Beyond: Two Souls e Detroit:Become Human

Quando mi sono avvicinata alla play station, ho avuto la fortuna di conoscere un esperto in videogame che mi ha subito consigliato di provare Heavy Rain. Premetto: non sono una far degli sparatutto, mi annoiano presto se non c'è una storia di fondo. Deve prendermi qualcosa nel videogioco.
L'ultima volta che ho avuto una playstation eravamo ancora alla 2. Lì c'erano ancora i videogiochi classici, dove i walkthrough erano tutti uguali e le storie iniziavano e finivano nello stesso identico modo. Sono contenta di constatare che ci si è evoluti e questi tre giochi sono l'esempio lampante di come si sia andati avanti nell'industria.
Intanto sono tutti e tre giochi della Quantic Dream. Per me ormai vedere il logo di questa casa di produzione all'inizio del gioco è segno di qualità. I loro videogiochi sono molto ben definiti: dalla grafica simil realistica, agli effetti speciali, alla cura nella storia, questi tre giochi sono assolutamente da provare e da vedere.
Partiamo con Heavy Rain.



E' il primo che ho provato. La storia è affascinante: un serial killer che colpisce bambini rapisce il figlio di Ethan Mars e lo guida attraverso la città con prove e indovinelli per cercare di salvare suo figlio. Il videogioco si snoda attraverso il personaggio di Ethan, quello dell'investigatore privato Scott Shelby, l'agente FBI Norman Jayden e della giornalista Madison Paige. A turno, questi quattro personaggi vi guideranno attraverso la storia. Ogni minima scelta vi può portare a un diverso finale (ce ne sono 17) e ogni minima scelta può farvi saltare il cuore (ve lo dico per esperienza personale).
Un videogioco che vi terrà stretti alla console fino alla fine.
Oltre ad avere una trama sviluppata davvero bene (cosa che fino ad ora nei videogiochi avevo visto raramente), l'interazione con le scene è davvero interessante. E' costante nel videogioco la scelta: cosa saresti disposto a fare per salvare tuo figlio? Cosa saresti disposto a fare per risolvere il caso? E' un dubbio quasi amletico.
Da sottolineare anche l'aspetto della cura del doppiaggio. In italiano le voci sono di Pino Insegno (Aragorn del Signore degli anelli) e di Claudia Gerini, per dirne due. Anche le voci, e le sembianze dei personaggi, in lingua originale sono davvero scelti bene. Io ho giocato metà storia in inglese e mi sono trovata benissimo.



Beyond è ancora superiore: la protagonista è Jodie Holmes, una bambina con un amico immaginario con degli strani poteri. Si segue la sua crescita dall'infanzia fino all'età adulta passando dall'adolescenza. Qui, a differenza di Heavy Rain, si può giocare solo come Jodie, ma si può passare in modalità sovrannaturale nel ruolo di Aiden, il suo amico immaginario, nei momenti giusti. In questo gioco si raggiungono livelli ancora più alti. Le scelte ovviamente sono il centro focale del videogioco. Una cosa bella che ho apprezzato molto è che si può scegliere l'ordine in cui giocare i livelli: ordine cronologico o cinematografico. Ovvio che quello cinematografico ti svela poco a poco la storia, ma anche quello cronologico o biografico è interessante. Il bello di questo videogioco è che ha tutto: dall'avventura, alla strategia allo sparatutto. Ha davvero gli elementi per essere un grande gioco. Se poi vi sembra di riconoscere i personaggi, beh è così: la protagonista è Ellen Page (l'attrice di Juno, che io personalmente adoro) e il dottore è Willem Defoe (non devo dirvi chi è vero?). Solo loro due, secondo me, meriterebbero di dare una chance al gioco.


E' con questo gioco però che la Quantic Dream ha realizzato il suo piccolo capolavoro.
Per vari motivi. Il primo è la realtà del videogioco. A vederlo sembra quasi di vedere un film. La grafica è spettacolare. Ma è la storia in sé e secondo me i quesiti che questo videogioco propone ad essere il centro, l'essenza del videogioco. La storia segue tre androidi, si parla quindi di intelligenza artificiale e del loro impiego e del loro funzionamento all'interno della società. Ma anche del loro disfunzionamento e allora il gioco ci fa riflettere, ci chiede di pensare di capire. L'interazione con un'intelligenza artificiale, con un androide, come potrebbe andare? E se andasse male? Cosa potrebbe succedere? Quali sono le implicazioni? E' un videogioco che sì, ovvio, propone una storia per divertire, per intrattenere, ma va oltre e secondo me, per chi sa cogliere e ascoltare, propone anche uno spunto di riflessione. 

Questi tre giochi sono, secondo me, dei must have. Primo perché sono sempre nuovi da giocare: ogni volta c'è una nuova possibilità di scoprire qualcosa di diverso, una nuova strada, un nuovo epilogo e questo è assolutamente fantastico, rispetto ai giochi che invece, per ogni singolo giocatore, sono sempre gli stessi. 
Lati negativi ci sono ovviamente: sono dettagli che andrebbero gestiti meglio (ad esempio in Beyond le scene introduttive sono lunghissime e non si possono saltare, capisco siano importanti ma una volta viste la prima volta, si dovrebbe poter saltare l'introduzione), ma di base questi tre giochi sono da provare sulla propria pelle. 
In definitiva un bel lavoro della Quantic Dream. Un bel lavoro davvero. 
Un passo avanti verso una concezione di videogioco assolutamente interessante. 






lunedì 25 novembre 2019

Non basta una giornata

Vivo in un paese in cui c'è la giornata contro la violenza sulle donne.
In un paese in cui è necessario istituire una giornata contro la violenza sul mio genere.
Una giornata.
Perché oggi tutti sono scarpette rosse e post pieni di ispirazione, mentre domani una buona parte di ipocriti tornerà a scrivere post riguardanti minigonne, no che vogliono dire sì, l'amore quando è violenza pura. A cercare scuse, a cercare attenuanti, a cercare motivi, quando è semplice: la violenza è sempre sbagliata. Non c'è se, ma, però, tuttavia.
Eppure viviamo ancora in un paese dove è necessario ricordare alla popolazione la violenza sulle donne e perché è sbagliata.
Oggi sarà la giornata delle grandi parole.
Dei discorsi scritti da un subalterno pieni di supporto, difesa, prevenzione, ma domani sarà tutto uguale. Ci sarà chi chiamerà un'altra donna troia per qualsiasi motivo.
Chi dirà a una ragazza violentata "Eh te la sei cercata".
Alla donna uccisa dall'ex marito diranno che la verità sta sempre nel mezzo.

E invece no. Diciamolo a gran voce, scriviamolo grande:

Non importa se indosso reggicalze, minigonna, tacchi alti o una maglietta scollata. Tu non mi tocchi senza il mio permesso. 

Avere una vita sessuale non fa di me una troia. 

Essere una donna in giro alle due di notte non vuol dire andare a cercarsi una violenza. 

Se ti sposo non vuol dire essere tua. 

Niente ti da il diritto di picchiarmi, di uccidermi, di stalkerarmi 24 ore su 24 e di impedirmi di vivere. 

Se io vengo violentata la colpa è solo dell'uomo che mi ha violentata. 

Se io vengo picchiata la colpa è solo dell'uomo che mi ha picchiata.

Se io vengo uccisa la colpa è solo del mio assassino. 

Uomini, fate gli uomini: prendetevi le vostre responsabilità. 

E non solo oggi. 365 giorni all'anno. 

Ogni anno.

Per tutta la vita. 

Ora fermatevi a riflettere. Ora, invece di postare oggi per pulirvi la coscienza pensate a tutte le volte che avete sentito di uno stupro, di un omicidio, di un'aggressione.
Ogni 15 minuti una donna viene aggredita o è vittima di stalking.
Dall'inizio dell'anno sono 96 le donne uccise da chi proclamava un amore infinito per loro.
Di nuovo diciamolo forte:

Se mi ami, non mi uccidi. 
Se mi ami, non mi picchi.
Se mi ami, non mi stupri. 
Se lo fai, non è amore.
Se lasci i miei figli orfani, non è amore. 

Pensateci.
Invece di postare oggi, contribuite a fare di questo mondo un mondo dove una giornata contro la violenza sulle donne non è più necessaria.
Dove ogni giorno si lavora, si vive per un mondo migliore. Anche così.



lunedì 30 settembre 2019

I 10 film horror che mi fanno letteralmente tremare

Premessa: sono un'amante dell'horror. Quello fatto bene. Quello curato, quello fatto col cuore. Sono cresciuta con una zia, a cui voglio un bene dell'anima e che non ringrazierò mai abbastanza per avermi introdotto a questo mondo, che quando ero piccola invece che raccontarmi le favole, mi raccontava i film di Dario Argento (eh purtroppo il risvolto negativo è che con questo sistema mi ha rovinato molti finali, ma posso perdonarla per questo). Sono cresciuta da fan dell'horror, temendoli e amandoli, rispettandoli e desiderandone sempre di più.
Ma perché l'horror attira tanto? Forse è quel brivido lungo la schiena che ti viene quando sai che sta per accadere qualcosa. Forse è la paura che cresce man mano che vai avanti. Io adoro quel senso di pericolo che senti quando premi play. E' un genere che o ami o odi, non ci sono vie di mezzo.
Questi sono i dieci film horror che mi fanno letteralmente tremare di paura.

1. L'esorcista
Ok scontato. Definito come l'horror più spaventoso di tutti i tempi, a ragione. Forse perché l'ho visto in tenera età (ero alle medie), forse perché quando l'ho visto c'era stata una campagna mediatica per la riuscita del film con le scene tagliate degli anni 70, non lo so. Fatto sta che questo film mi spaventa sempre. Non posso sentire un accenno della colonna sonora senza cominciare a tremare. Gli incubi che mi scatenò quel film me li ricordo bene. Eppure è un film che ti tiene incollato alla sedia. Prima ti inganna, con un inizio lento, quasi al limite del noioso e poi ti colpisce. Linda Blair magistrale, soprattutto per la sua giovane età. Da vedere, secondo me, anche la mini serie fatta dalla Fox, purtroppo cancellata dopo solo due stagioni (Ma la prima, fidatevi, è assolutamente meravigliosa, un gioiello).

2. Profondo Rosso / Suspiria
Dario Argento è uno dei miei registi horror preferiti. Lo adoro, specialmente i suoi lavori negli anni 70/80. Il modo in cui riesce a fondere musica e scene, immagini e paura è qualcosa di unico. Profondo rosso è un film che ho aspettato di vedere per varie ragioni. Dopo l'esperienza con l'Esorcista, ho deciso che forse non ero ancora pronta per i grandi del terrore, per cui ho atteso. E atteso. Fino a che non l'hanno fatto in tv. E ho capito. Profondo rosso è un capolavoro. La costruzione della storia, gli attori, le scene, la non necessità di dialoghi a volte (vi ricordate la scena di Marc che cerca di scoprire il disegno sul muro?) Ma è con Suspiria che si arriva a un livello più elevato di horror. Prima che lo chiediate: no non ho visto il remake (sono generalmente contro i remake, specialmente se si fanno remake di film così perfetti). Primo elemento che adoro è il colore: il rosso che prevarica, ma a volte il verde che tinge la scena di un velo spettrale. E' un bellissimo film. I brividi sono assicurati.

3. The Omen
Anche qui, versione originale del 1976 diretto da Richard Donner (no non ho visto il remake, mi è bastato sapere che avessero preso Julia Stiles per capire che non ne sarebbe valsa la pena). Qui si intende solo il primo film, ma io sono un amante dell'intera trilogia, per cui se avete qualche ora da passare vi consiglio di guardarvi almeno anche il secondo. Damien, oh Damien. Splendido personaggio. Splendida la struttura del film, splendide le musiche. Splendido Gregory Peck, bisogna ammetterlo, che con il thriller/horror si diletta davvero bene. E' un classico e ogni tanto mi piace tirarlo fuori e riguardarlo. E nonostante lo conosca a memoria, quel brivido me lo dona sempre.

4. Halloween
Michael Myers. Michael Myers, signore e signori. Michael Myers. Devo ripeterlo? Non sono un'amante delle saghe, specie perché di solito i seguiti sono di gran lunga inferiori, però c'è da dire che se hai un protagonista come Michael, il film scivola via che è un piacere. Perché non c'è da discutere: lui è in assoluto il migliore. Silenzioso, letale, non ci riempie la testa di parole, a volte sarebbe meglio starsi zitti, lui arriva e fa quello che sa fare meglio: uccide. E cosa può fare la povera Laurie Strode? Jamie Lee Curtis, una giovanissima Jamie Lee Curtis, che ci convince a tenere per i buoni, dopo tutto. Ma Michael è il migliore, quasi quasi si tiene per lui.

5. Dal tramonto all'alba
Altro dettaglio su di me: non amo gli splatter. Devono essere fatti davvero bene per potermi piacere e anche se sono fatti bene, mi lasciano sempre un dubbio. Ma io sono Tarantiniana nel midollo, apprezzo Rodriguez e questo film mi piace da pazzi. Sarà perché c'è Harvey Keitel (avete presente quell'attore che adorate in qualsiasi cosa? Io ne ho alcuni, Harvey è uno di quelli, assieme a Tim Roth), sarà perché i vampiri sono fatti davvero bene (niente luccichii o addominali, qui sono davvero orrendi!), sarà perché George mi convince in questo film (e non succede spesso), ma merita un posto in classifica. Da evitare durante i pasti, credetemi. No volete vederlo mentre state mangiando.

6. IT
Ovviamente si parla della versione originale, quella del 1990 con Tim Curry. Quelli della mia generazione, e quelli prima della mia, hanno avuto incubi e incubi grazie a Tim e al suo "Vuoi un palloncino?" Odio i clown, non ne ho paura, ma di sicuro questo film ha aggiunto tanto al mio odio già presente da piccolina. E' un film bellissimo. E' terrificante.
Ma una parola di merito va alla versione nuova, uscita nelle sale di recente (non ho ancora visto la seconda parte, non so se sia uscita, ma di sicuro andrò a vederla) se non altro per l'interpretazione di Bill Skarsgard. Il suo Pennywise è terrificante, magari non quanto quello di Tim Curry, ma di sicuro ha fatto un ottimo lavoro.

7. L'Evocazione
Ormai si è capito: ho una predilezione e al tempo stesso una grande paura degli horror che parlano di soprannaturale. Li prediligo a quelli che mostrano budella e quant'altro, non saprei dire perché. Questo film è un esempio. Grande cast di grandi attori, una grande storia, un grande film. Da vedere al buio, di notte, per sentire il gelo sul collo e per saltare nel letto. Per capirne di più, vi direi: andate anche a leggervi la storia di Ed e Lorraine Warren.

8. La casa
Questa è la grande eccezione. Qui si considera sia la versione originale del 1981 diretto da Sam Raimi, sia la versione rifatta del 2013 diretto da Fede Alvarez (a cui però ha collaborato Sam Raimi, quindi è di famiglia, diciamo). Cominciamo dall'originale: bello. Bello. Bello. Io ho cercato alcune immagini da mettere in questo articolo e mi sono venuti i brividi. Senza considerare ovviamente la bellezza della trilogia in sé: chi è che non ama L'Armata delle tenebre? Se non vi piace, non lo avete visto (ammettetelo, Ash è un personaggio cult. Non si può non amare).
Ora veniamo alla versione remake: ok, non sarà mai all'altezza dell'originale, ma merita il tempo. Io l'ho visto al cinema, che di sicuro fa un altro effetto rispetto al vederlo nel calore del tuo salotto ben illuminato, magari con un gruppo di amici che fanno casino. Da provare. Provare per credere. Credete in Sam.

9.  La casa dei mille corpi 
Reinventarsi. Rob Zombie si è reinventato e ha trovato la strada per diventare un ottimo regista. Questo film ne è la prova. Unisce sangue e follia, incubi, è un film che come opera prima segna un grande inizio. Del resto, Rob ci ha dato ulteriori prove della sua bravura, soprattutto nel suo Halloween, dove rivisita la storia di Michael Myers. E' un regista complesso, Rob Zombie. I suoi film sono particolari, sono visioni alquanto distorte e meritano un'attenzione diversa. Sono una grande estimatrice.

10. Rosemary's baby
E' horror? Forse è più sul thriller, se non fosse per quella scena finale...
Rosemary's Baby è un film horror che non mette mai sul piatto, in bella vista, l'orrore. Te lo fa assaggiare, piano piano, te lo fa annusare, ma non lo vedi mai fino in fondo. E' una sensazione, quasi un istinto che hai per tutto il film di qualcosa che succede, qualcosa di terribile, che ti tiene legato alla sedia fino alla fine. Mia Farrow rende perfettamente questa impercettibile sensazione: lei è sola, sente che qualcosa non va, lo sente dentro e ce lo fa percepire. E parla una che non è mai stata una grande fan della Farrow (tranne che nei film di Woody Allen). Non fa mai un gesto di troppo, non dice mai una parola in più. Ma con dei piccoli gesti è come se dicesse allo spettatore: "Hai visto anche tu? Hai notato anche tu?" E sì, noi notiamo, noi capiamo, anche da fuori noi percepiamo, ma mai fino in fondo. Non fino alla fine. Un fiocco rosso.

Ora che la lista infernale è finita c'è da dire che ho lasciato fuori tanti, ma tanti titoli che avrei voluto inserire. Succede sempre del resto no? Per questa lista mi sono fatta guidare dall'istinto, niente altro. Man mano che scrivevo mi venivano in mente film, attori, registi che avrebbero meritato un posticino in questa lista, ma dieci sono pochi e purtroppo non ce l'hanno fatta.
Ma questa potrebbe essere solo la parte numero 1....


martedì 20 agosto 2019

I libri

Ieri sera ho provato a fare un esperimento: ho messo un post su twitter chiedendo a tutti quale fosse l'unico titolo che si porterebbero sempre dietro, quel libro che li fa innamorare ogni volta. Insomma la maledetta domanda: qual è il tuo libro preferito?
Lo so.. Lo so... La odio anche io. E' ingiusto. Se rispondo Tolkien, sembra che Benni mi guardi male dalla libreria. Se rispondo Calvino, Pennac mi fa una pernacchia. Se dico Anna Karenina, il signor Dostoevskij si offende in modo teatrale e mi lascia lì, tutta solo con Anna.
Comunque... nel giro di una notte ho ricevuto 379 risposte e continuano ad arrivare! Vi giuro, io sono abbastanza sconosciuta su twitter, non ricevo molte risposte. Per cui è splendido vedere quante persone si sono mosse solo per discutere di libri. Le risposte sono state le più disparate: ho visto Tolkien, ho visto gente che come me adora la Allende e adora Eva Luna. Ho visto Marquez, ho visto Holden, Calvino, Oriana Fallaci, ho visto Omero. Ho visto anche autori di cui non avevo mai sentito parlare (e di cui ovviamente mi sono segnata nome e libro per leggere qualcosa).
Ma soprattutto ho visto la passione.
Leggere è una passione. Si passa di generazione in generazione. E' per me qualcosa di familiare, mi ricorda i pomeriggi assolati in vacanza nella casa di famiglia tra le montagne dove sedute in cerchio io, mia sorella, le mie zia, mia mamma e mia nonna leggevamo in silenzio. Le uniche parole concesse erano per chiedere del the o dell'acqua, ma si passavano così i pomeriggi in montagna. Seduti in quelle sedie a sdraio scomode, ma immersi in momenti meravigliosi, in avventure stupende.
Ad esempio per me la montagna significa Bianca Pitzorno. Non so voi, ma Ascolta il mio cuore è il libro che ha dato inizio a tutto per me. Volevo essere Prisca. Prisca è, per quei pochi che avessero perso questo libro, una delle tre bambine protagoniste del libro. Bianca racconta un anno scolastico con una nuova insegnante alle elementari. Una vera arpia. Preparatevi. La classe diventerà un campo di battaglia.
Io volevo essere Prisca e così ho deciso che nella vita avrei fatto la scrittrice.
Ce ne sono di libri che ti plasmano e ti restano dentro e che se leggi da piccola poi hai il bisogno di rileggere anche da grande. Il piccolo principe è uno di quelli (uno dei titoli che ho visto nel post tra l'altro). E' un piccolo libro che ti fa crescere il cuore a dismisura. Ho sempre detto se e quando diventerò madre, quello sarà il primo libro che regalerò a mio/a figlio/a.
Ma i libri davvero ci cambiano la vita. Penso che la frase che ho letto di più ieri fosse: Uno solo non posso farlo. E in effetti è davvero troppo poco, considerando anche che io me ne sono concessi dieci. Uno solo è crudele. Se, metti caso, decidi di prendere Dracula ma il giorno dopo hai voglia di poesia?
In casa mia i libri sono sempre stati tutti attorno a noi. Da piccola mi ricordavo quelle librerie enormi che i miei genitori avevano messo in sala, pieni di libri che a me allora sembravano infiniti.
Comunque, stamattina mi sono svegliata, ho fatto il mio tazzone di caffè (che si avvicina sempre di più a somigliare ad una botte) e mi sono seduta davanti al computer. Sono rimasta senza parole.
Le persone che hanno interagito, le discussioni che ne sono nate. tante, tantissime persone con gusti e idee diverse, che discutevano della mia cosa preferita, della nostra cosa preferita.
C'era qualcuno qualche tempo fa che diceva che il libro cartaceo stava per finire: adesso puoi leggere i libri sul computer, sul telefono, sul kindle, puoi persino ascoltarli come una canzone (a me piace molto prima di andare a letto, mi rilassa tanto).
Credo che questa discussione ha appena dimostrato che non è così: certo si è più comodi adesso. Se io voglio rileggere il signore degli anelli non devo più portarmi il malloppone in giro con la spalla che quasi cede sotto il peso delle nobili parole di Lord Tolkien.
Tiro fuori il cellulare e lo leggo tranquillamente mentre vado in università.
E' splendido.
Ma non rinuncerei mai e poi mai alla copia cartacea, quella che ha un odore così riconoscibile, quella su cui si imprimono macchie e ricordi, a volte dediche, a volte nulla. A volte rimangono semplicemente quelle parole che ci hanno fatto innamorare e che è così bello accarezzare con la punta delle dita.
Non è così?

lunedì 19 agosto 2019

I 10 libri che mi porterei dietro dovunque

Per prendere un po' di pausa dall'assillante politica che ci circonda ogni giorno, tutto il giorno, ecco la classifica dei miei 10 libri preferiti. 
La classifica è fatta in base ai miei gusti personali ma sono pronta a sapere quali sono i vostri best 10. 


  1. Il Signore Degli Anelli (JRR Tolkien)
    Scritto tra il 1937 e il 1949, pubblicato tra il 54 e il 55 in tre volumi, il Signore degli anelli è in assoluto il mio libro preferito. La prima volta che me lo sono ritrovato fra le mani l'ho visto come una sfida: questo librone, molto simile alla Bibbia, che conteneva un intero mondo creato da un professore. Aveva creato un mondo e non solo: delle lingue che se parlate sembravano davvero far parte del mondo fatato che aveva inventato. Il signore degli anelli è un libro per chi sogna. E' un libro per chi ama grandi battaglie, la cappa e la spada, l'ingegno e il coraggio.
    Ovviamente se poi vi piace non fermatevi: andate avanti e leggete lo Hobbit e andate fino al Silmarillion. 
  2. Eva Luna (Isabel Allende)
    L'amore. La passione. La vita. Isabel, ormai ci diamo del tu, è stata la scrittrice che mi ha formato di più a livello passionale. Lei scrive di passione e vive di passione e i suoi libri ne sono pieni. Sono pieni anche di sentimenti e di lacrime. Sono pieni di ricordi. Per me, personalmente, Isabel mi ricorda mia madre perché è stata lei a farmi conoscere questa scrittrice. Tutti ovviamente vi consiglieranno di iniziare dalla Casa degli spiriti che è un bellissimo libro, ma che secondo me non afferra a pieno questa scrittrice. Non come Eva Luna. Eva Luna racconta una storia. E la racconta piano, con dolcezza, la racconta prendendoti per mano e mostrandoti tutto, senza vergogna o paura. Senza imbarazzo. 
  3. Elianto (Stefano Benni)
    Sono i sogni che ci accompagnano. Siamo nei sogni di un bambino chiamato Elianto che attende di guarire. E mentre lui attende viaggiamo attraverso terre sconosciute, fantastiche, oltre la ragione, oltre la terra, oltre il mondo, accompagnati da creature al di là dell'immaginario. Elianto è un libro che ti porta nel dormiveglia, quello stato in cui sei avvolto da una coperta, dolce e calda, e ancora puoi vedere i contorni del mondo che ti circonda, ma piano piano si affievoliscono, vedi i colori mischiarsi ed è un arcobaleno. 
  4. Aléxandros (Valerio Massimo Manfredi)
    Ho sempre avuto un debole per la storia. Se non fossi finita a giurisprudenza, sarei finita a fare storia, magari in una silenziosa biblioteca a fare ricerca, su cose passate che magari nessuno ricorda. Alessandro Magno è uno dei miei personaggi storici preferiti per cui quando è uscita questa trilogia ho subito voluto vedere com'era. Non mi ha deluso. Certo, ricordatevi che non è un libro di storia, ma di narrativa, però Manfredi fa un ottimo lavoro. Lasciatevi trasportare dalla storia. Dal mito. Dalla leggenda. 
  5. Storie di ordinaria follia (Charles Bukowski)
    Charles è un amico. E' il mio compagno di bevute. Ho letto tanti suoi libri, tra cui quello di poesie, e mi fa uno stranissimo effetto. Quando lo leggo mi ritrovo catapultata istantaneamente in una bettola, a bere un whiskey scadente mentre attorno a me il caos dilaga. E' una sensazione meravigliosa. E' come mettersi le cuffie con la musica, sedersi su una panchina in pieno centro e guardare la città che scorre attorno a te frenetica e incazzata, mentre tu sei in pace, calmo e tranquillo. 
  6. Tutta l'opera di Sherlock Holmes (Sir Arthur Conan Doyle)
    Che sia ringraziato colui che ha inventato i mammut. Quelle collezioni di libri in cui puoi trovare tutte le opere di un solo autore o di un solo personaggio. Il primo libro che mi fu regalato da piccola era Uno studio in rosso. Evidentemente già a quel tempo mia madre si aspettava una piccola detective in casa, perché poco dopo finii il libro e le chiesi: "Ha scritto altro?" Mi regalò tutto quello che umanamente si può trovare. Sir Doyle mi ha trascinato nel mondo del crimine e mi ha lasciato il più prezioso insegnamento: Eliminato l'impossibile, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità. 
  7. Il Piacere (Gabriele D'Annunzio)
    Scena: una fanciulla di poco più di diciotto anni si trova tra le mani un libro. Scena seguente quel libro è ora aperto a metà e la fanciulla non riesce a smettere di leggere. Scena dopo: si può vedere il libro chiuso e finito e il cuore della fanciulla palpitare senza tregua. Ora, per quanto le sue idee politiche continuino a rendermi più che perplessa, Gabriele sapeva scrivere. Aveva un grande talento e la sua penna era leggera, ma mirava dritta al cuore. Era leggera, ma crudele e questo libro ne è la splendida dimostrazione: l'amore, la passione, il dolore di amare, di fuggire, di perdere. Chi ha amato e ha sentito quella sensazione nel petto del cuore che batte contro le costole, pregando di uscire, sa di cosa parlo. 
  8. Trainspotting (Irvine Welsh)
    Il film è bellissimo. Non si discute. Ma il libro è un'altra cosa. Se il film all'epoca fece clamore, il libro è ancora di più. Di Welsh ho letto molto, ho letto tanto. Ma Trainspotting è stato il primo che ho letto e ricordo di nascosto, rubato a mia cugina più grande che appena mi trovò me lo tolse dalle mani. Ma ormai era fatta. Mi ero innamorata di uno scozzese che usava parole crude e che chiamava le cose con il loro nome. Era amore vero. O una colossale sbornia, che nel caso di Welsh sono più o meno la stessa cosa. 
  9. Antigone (Sofocle, Anouilh, Brecht)
    Quando ero piccola e studiavo greco c'era una cosa che mi spingeva a studiare e studiare: un giorno avrei potuto leggere le grandi tragedie non tradotte, nella stessa lingua in cui erano state concepite. Quando arrivammo a studiare Sofocle e la nostra professoressa ci spinse a leggere l'Antigone, mi innamorai di lei. Anni dopo, quando a teatro mettemmo in scena vari spezzoni da tragedie greche, il mio insegnante di recitazione mi regalò questo libro. L'Antigone vista da tre scrittori diversi, tre modi di vedere, tre punti di vista. Fu amore, passione, furore. Se Antigone vi piace, questo è il libro che fa per voi. 
  10. Dracula (Bram Stoker)
    La figura del vampiro mi ha sempre affascinato. Non del vampiro moderno (quello che luccica per dire) ma la figura vecchia del vampiro, quello che dietro a un aspetto abbastanza normale cela una natura famelica, animale, al di là della natura umana. Bram Stoker in questo libro plasma la visione del vampiro del nostro secolo e benché non sia il primo, c'è da dire che riuscì a prendere velocemente il posto di più famoso. E' un libro diretto che vi parla attraverso le voci dei protagonisti e non da un punto di vista esterno. E' un libro pieno di dolore, ma anche di luce e di amore. E' un libro complesso e molto affascinante. 
Menzioni notevoli: 
C'è da dire che molti sono rimasti fuori, pur avendo nella mia vita un ruolo assolutamente fondamentale. Memorie di Adriano ad esempio, Delitto e Castigo, Anna Karenina, Jane Eyre, Alice nel paese delle meraviglie, Amleto. Questi e altri sono comunque stati importanti e rimangono nella mia top 100 di libri che mi hanno cresciuto.
Ma questi dieci mi hanno plasmato e mi hanno dato aiuto, mi hanno dato calore e gioia e mi hanno fatto innamorare della scrittura.
Grazie di aver letto questa lista assieme a me! Alla prossima!