giovedì 21 giugno 2018

Caro Roberto (Riflessioni sul coraggio)

Quando ero piccola mia madre mi raccontava di Falcone e Borsellino come degli eroi in dei romanzi avvenuti in un mondo lontano lontano. Mia madre era un avvocato ed era quasi arrivata a magistratura (e in effetti l'avrei vista bene come magistrato). Però... però alla fine decise di essere madre e così, con me, con mia sorella, lei passava avanti la tradizione, raccontandoci di due uomini straordinari che avevano dato la vita per combattere la mafia.
Io ero piccolina. Proprio piccola, forse troppo per capire, ma crescendo ho letto, ho visto film, ho visto le loro interviste. Ho visto che ogni 23 maggio e ogni 19 luglio un lugubre sguardo sembrava calare sull'Italia. Perché?
Forse, anzi sicuramente, è per loro che una volta uscita dal liceo ho preso giurisprudenza. Per loro e per mia madre che mi raccontava di loro.
Una delle cose che mi sono rimaste nella mente è una frase che (si dice) Borsellino ripetesse spesso nell'ultimo mese di vita: "Non ho tempo, devo lavorare." Io non so cosa si provi a non avere tempo.
Spesso lo dico, ma ovviamente non è la stessa cosa: il giudice Borsellino il tempo non ce l'aveva davvero. Poteva decidere di mollare. Poteva trasferirsi, ma non l'ha fatto.
E' rimasto a lottare fino a quel dannato 19 luglio.
Ora, io non voglio comparare Saviano e i giudici Falcone e Borsellino.
Ma era per cominciare questa riflessione,  presentandovi il mio punto di partenza.
Quando oggi ho visto il video di Roberto Saviano mi è sceso un brivido giù per la schiena.
Saviano a un certo punto dice: "Ho più paura a vivere così che a morire così."
Paura di vivere. Paura di continuare a vivere nella paura.
Vivere sotto scorta è un inferno. Ho letto di persone che si lamentavano di dover pagare la scorta a Saviano. Di persone che urlavano a un presunto attico a New York (peraltro non vero e vi linkerò qui sotto un articolo molto interessante a riguardo).
Ma come si può?
Io penso che dire ad alta voce "Ho più paura di vivere così che di morire" sia una gran prova di coraggio. Una prova di forza, mettere sulla pubblica piazza quell'angoscia che si deve provare nell'abbraccio protettivo, ma che toglie il respiro che deve essere la scorta.
Non è una vacanza. Uno scherzo. Non è un bodyguard che ti tieni accanto per tenere lontana la gente.
E' un vetro spesso che ti divide dal mondo. Che ti protegge, sì. E tanto.
Ma che allo stesso tempo ti tiene a distanza e che per undici anni Roberto Saviano ha vissuto sulla sua pelle.
Adesso prendete le mie parole.
E prendete quello che ha detto Matteo Salvini.
Ministro degli Interni. Indi, rappresentante del governo, del nostro stato, di parte di quello che stato che è stato eletto dagli italiani. Salvini ha detto: "Valutiamo se gli serve la scorta."
Non l'ha detto perché, volesse il cielo, il pericolo di vita per Roberto Saviano è finalmente scongiurato. Non l'ha detto perché lo stato è finalmente giunto a un punto così avanzato nella lotta alla mafia permettendo così a Roberto Saviano di respirare fuori da quel doppio vetro.
L'ha detto perché Roberto Saviano è un suo nemico. E' uno dei giornalisti che lo criticano di più e quindi, il Ministro decide che chi lo critica, può pure rischiare di morire.

Adesso prendetevi un secondo.
Respirate.
Chiudete gli occhi e pensate.
E' davvero questo il ministro che vogliamo?
E' davvero così che vogliamo essere rappresentati?
Io no. Io vorrei un ministro che lotta contro la mafia e che fa proclami contro la mafia e non contro i giornalisti che a causa di essa da anni vivono sotto scorta.

Caro Roberto, io non so se mai leggerai queste parole.
Ma sono stata cresciuta da una donna che amava la giustizia e che ti sosteneva e che mi ha passato l'amore per la giustizia. E come lei, anche io ti sostengo.
Senza se, senza ma.
Grazie.

Link Su Saviano e i costi della scorta:https://www.butac.it/il-costo-della-scorta-a-saviano/

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