C'era un tempo in cui l'Italia era il bel paese.
Il paese di Dante Alighieri, sommo poeta, il paese dei colli che cantavano al tramonto carichi di tralci di vite, il paese della gente sorridente e del buon cibo.
Una volta, l'Italia era il mio bel paese.
Era il paese di cui andavo fiera e la cui storia e tradizione sentivo scorrere nelle mie vene.
Adesso.. l'Italia è diventata il paese dell'hashtag #chiudereiporti.
E' diventato il paese del razzismo, dove il colore della pelle conta più di ogni altra cosa, dove una ragazza che viene stuprata se l'è cercata, a meno che ovviamente non sia stato un immigrato, dove i rom devono essere censiti perché rubano e dove i vaccini sono armi nelle mani dei medici che devono essere fermati.
Cosa diavolo è successo?
Me lo chiedo ogni giorno da quando un'impennata di violenza mista a odio verso chiunque la pensi diversamente ha improvvisamente posseduto un sacco di persone. Non parlo di una decina di disagiati, parlo di persone che all'improvviso si sono scoperte razziste, si sono scoperte d'accordo con Salvini, all'improvviso hanno gettato una maschera che sembra abbiano portato per anni per sembrare... normali? Umani?
La Pietas che Virgilio attribuiva a Enea, fondatore di Roma e nostro precedessore secondo il mito virgiliano, dov'è finita?
L'uomo non è più uomo.
L'uomo adesso odia. Odia il nero, odia l'omosessuale, odia chi gli fa notare quest'odio e lo chiama "buonista" come se esser buoni potesse essere un insulto.
L'uomo odia la donna che risponde, la donna che si ribella, la donna che mette in dubbio la sua mascolinità. E la donna diventa troia, zoccola, vacca, cessa.
L'uomo esulta per la morte di altri uomini.
L'uomo se ne frega.
Ma può essere chiamato uomo questo? Può essere definito uomo l'uomo che odia?
Può essere definito uomo l'uomo che augura a una nave piena di disperati di affondare?
Può essere definito uomo, l'uomo che chiama un altro uomo bestia solo per il colore della pelle?
Può essere chiamato uomo l'uomo che governando fomenta l'odio e la violenza?
Salvini molte volte ha detto di essere padre.
Ma ad avere figli sono capaci tutti. Io mi chiedo e' un padre un uomo che vuole creare un mondo fatto di violenza per i propri figli? Un mondo dove uomini odiano altri uomini per un fattore cromatico?
Dove la morte di più di 100 persone in mare viene scansata come se non fosse nulla?
Dove la morte non significa più niente.
Dove la vita ormai non ha più ragion d'essere.
Non siamo più il bel paese.
Siamo il paese con le mani insanguinate. Siamo il paese degli uomini che violentano e che restano impuniti. Siamo il paese dove essere razzisti ormai è un vanto e dare valore alla vita è un difetto.
Ma io il mio paese non lo lascio.
I nostri nonni e bisnonni sono morti per liberarlo dal fascismo. Sono morti, hanno combattuto per darci la libertà, per poterci far vivere in un BEL paese.
Lasciarlo vorrebbe dire togliere importanza alle loro azioni. Io invece ci credo. Ci credo e sogno che il mio paese torni ad essere il bel paese.
E nessun odio, nessuna violenza, nessuna minaccia mi fermerà.
Non vi è nulľaltro da aggiungere. Un'analisi profonda descritta con tratti di sensibilità straordinari. Concordo su ogni singola parola!
RispondiEliminaTi ringrazio per aver impegnato del tempo per leggerlo e per questo bellissimo commento.
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