Davvero qualcuno si aspettava un risultato diverso? Ebbene confesso: per un secondo, dentro di me, al riparo da occhi indiscreti ho pensato: "Dai magari invece fanno la cosa giusta."
Mai avere fiducia in chi ha votato Luigi Di Maio e ancora professa fiducia in lui. Il 59% degli iscritti a Rousseau hanno votato no. O sì. oppure no. Insomma hanno creduto che Salvini avesse agito correttamente e che non meritasse di essere processato.
Ora... a freddo, la mattina dopo, dopo colazione, caffè, biscotti, una sigaretta, cosa ci dice questo voto?
La prima cosa che viene fuori è la spaccatura. Sempre uniti nella lotta alla casta, gli elettori grillini hanno deciso stavolta di prendere strade diverse. Il 41% di loro la pensava diversamente e mi chiedo cosa pensino ora del Movimento che anni fa si faceva paladino della lotta all'immunità parlamentare.
Hanno fatto di questa lotta il loro fiore all'occhiello eppure adesso, una volta diventati casta, hanno fatto esattamente la stessa cosa che condannavano con tanto vigore.
Peggio. Non hanno nemmeno salvato uno di loro. Hanno salvato il premier della Lega, per evitare l'inevitabile (forse): la caduta del governo.
Mi sembra ovvio ormai che il Movimento abbia perso la credibilità che sembrava essere il loro vanto più grande: loro che dicevano di essere diversi, il governo del cambiamento, hanno in realtà cambiato ben poco.
Solo tre anni fa Luigi Di Maio scriveva sul suo twitter:
E adesso? Adesso chi ha salvato Salvini da un'accusa grave come quella di sequestro di persona aggravato? La credibilità è sparita. Si è dissolta.
Non solo. Ma nascondendosi dietro quel voto, riempiendosi la bocca di voto del popolo (poco più di 30.000 persone su una popolazione di 61 milioni) il Movimento cerca di nascondere la colpa più grave: avere tradito uno degli ideali che portavano con più fierezza.
Ciò che mi pare sia oltremodo scontato è che ciò che è accaduto ieri ha segnato il principio della fine: ho sempre visto il Movimento come una bolla che sarebbe presto scoppiata. Sta scoppiando. Tutto ciò per cui lottavano si è dimostrato vero solo a livello di slogan. In fatti, questo movimento non sta cambiando questo paese e la giustificazione del "Lasciateli lavorare" oppure della "Colpa del precedente governo" non sta più in piedi.
Quello che ci troviamo davanti è un partito che ha gettato ogni ideale che aveva scelto, ogni struttura, ogni impianto base di un partito (ah pardon non sono un partito) e che rende un "movimento" forte ed efficiente.
Ci sono cose che non possono essere gettate al vento. Ci sono cose che non possono essere ridotte a sfumature. Ci sono ideali che non possono essere infranti.
Io non ho mai votato M5S e non credo che mai lo farò, proprio per questo. Al di là del fatto che fin dall'inizio mi sono sembrati poco realistici ed estremamente fumosi, nel momento in cui hanno raggiunto le poltrone non hanno fatto altro che danni. E al di là del governo, basta guardare Roma, Torino, città governate da sindaci pentastellati che sono in situazioni imbarazzanti.
E se non bastasse, ripeto, basta guardare la caduta di ieri sera.
Ciò che è stato fatto ieri sera è semplicemente calare la maschera. Non si può più fingere di essere diversi: i pentastellati ormai sono esattamente come gli altri, meno la sostanza. Perché di sostanza poca ne hanno e ormai quella mancanza di spina dorsale (talmente poca che non hanno avuto il coraggio di decidere da soli per il nulla osta o meno) è pericolosa.
Perché assieme a loro al governo c'è Salvini. Razzista, perenne vittimista, incredibilmente impreparato su qualsiasi tema.
C'è Pillon che vuole rendere le donne schiave dei loro compagni, che vuole impedire l'aborto anche con la forza rendendoci incubatrici a due gambe. Che vuole imporre sei anni di carcere per chi vuole mettere al mondo un bambino per fare il genitore.
C'è Fontana, omofobo, razzista, che nega persino l'esistenza delle famiglie arcobaleno.
Che qualcuno ci salvi dalla mancanza di spina dorsale dei pentastellati, perché adesso, piegandosi al volere del "capitone" (ehm pardon Capitano) hanno consegnato il paese nelle mani dei leghisti.

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